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critico: G.Sicari Ruffo, anno: 2010

LA NOTTE E L'INCANTO

(...) L'arte di Rita Alleruzzo presuppone nella sua continuità (ha infatti un lungo percorso di esposizioni) la lezione del Novecento con la

 frantumazione degli elementi visivi secondo quell'idea egregiamente espressa da Argan in "Arte moderna" secondo cui la pittura vi è concepita come un architettura di elementi in tensione nello spazio aperto "sintesi  di simbolo e realtà corporea, di volume, di linea e colore". 

(...) Verrebbe da pensare al linguaggio musicale che partendo da un semplice numero di note compone spartiti diversi di varia natura o al linguaggio parlato nel quale la presenza di semplici suoni alfabetici, variamente mixato, rende un'infinita varietà di composizioni. Registri diversi, ma affini, se si vuole, per rappresentare la molteplicità nell'unità. La luce vi gioca un grande effetto, intensa, secondo la memoria dantesca come "luce intellettuale piena d'amore, amor di vero ben pien di letizia, letizia che trascende ogni dolzore (dolcezza)".

E' indice di vitalismo e d'entusiasmo. Circola infatti nelle tele dell'artista una grande energia di colori e di tratti che fa quasi pensare all'assetto raggiunto della terra dopo l'esplosione del big-bang iniziale. Gli elementi naturali non sono semplicemente oggetti d'osservazione sommaria, ma cifre di un transito centripeto che va dall'indefinito al finito, mima il caos primigenio e presuppone una scala ascensionale in una comparazione visibile, che vorrebbe forse oltrepassare il suo limite, ma si arresta.

(...) La direzione del movimento è molto significativa nel contesto della rappresentazione pittorica: ora circolare, ora verticale, raramente orizzontale, rende notturni e diurni con lune e soli che adombrano un vago senso contemplativo. (...)

C'è un colloquio dell'io con le cose circostanti nel tentativo di risolvere interrogativi insistenti: da dove viene il flusso di vita che sembra perenne? Da dove la brillantezza delle forme adamantine che splendono al sole? Il mistero delle notti che paiono d'una luminosità tutta orientale? Forse il segreto dell'ispirazione dell'artista non sta solo nel ridurre in frammenti l'oggetto della sua visione, ma nella difficoltà di concepire l'intera figura dell'essere nella sua compiutezza. Allora le tessere sono come specchi che riflettono un pò del grande fulgore universale che si può intuire, ma non spiegare e rendere in modo definitivo. E' la sintesi delle forme che appare quasi impossibile, non le forme stesse che si offrono alla vista e che sono percepite come simboli di una complessità più vasta. 

(...)

Critico: Lucio Barbera, anno: 1988

NATURA O PITTURA?

(...) una tal pittura nasce non soltanto da una scorticata, ma anche da un vigile e razionale controllo dello strumento espressivo.

Eccoci da una parte, di fronte ad un dipinto in cui l'artista è andata deponendo segmenti di colore apparentemente di uguale misura e intensità. E' una cascata regolare di rosso che si adagia ordinata sul fondo bianco e che vibra per minime variazioni determinate non dal tono, sempre tenuto monotonamente uguale, ma dalla pressione del gesto pittorico. Si viene cosi a creare una sorta di texture, assolutamente astratta, in cui evidente, sulla scia di Dorazio, il tentativo di verificare la consistenza della luce.

E' proprio questa infatti, che stabilisce lo statuto di un tal dipinto: una luce che muta affidata al puro colore, che si insinua tra i segmenti, che varia provocando reazioni retiniche, (...) C'è in Rita Alleruzzo un evidente bisogno di partire da un dato oggettivo; c'è in lei un acuto sentimento delle cose che la porta a guardarsi attorno e a  scorgere una realtà che comunque arriva filtrata dalla memoria e dal sogno. (...) Ma c'è ancora un altro elemento che meglio ancora spiega questa "astrazione naturalistica" di Rita Alleruzzo ed è dato da un impatto, ricorrente nei suoi dipinti. Alludo a quella "finestra" che sull'esempio di Matisse, spesso scandisce il piano del quadro visivamente mostrando un interno ed un esterno. (...) La finestra spalancata più che dividere due momenti della realtà, è un punto di congiunzione di un dato soggettivo e di un dato oggettivo; è la particolare lente con cui l'artista guarda e colora il mondo ad esso dando i colori della sua sensibilità, (...) La verità è che Rita Alleruzzo si accosta alla pittura come per un intimo bisogno, spinta dalla fantasia e dalla memoria, ma poi essa stessa cade nella trappola del colore. 

Critico: Daniela Bellotti  da il "Resto del Carlino", giugno 1989

MESSAGGI IN UNA STANZA.

Si teorizza che l'uomo contemporaneo, nell'attuale cultura, dell'informazione di massa, del video, del computer, abbia perduto il contatto con la natura. Egli resta perciò isolato in una sorta di stanza tecnologica dove è raggiunto da messaggi filtrati attraverso vari media, da informazioni parziali, impoverite, raffreddate rispetto alla ricchezza sfaccettata della realtà. Porre l'accento su questa dimensione problematica, studiata da vari settori della sociologia, e sui disagi che essa comporta, può essere utile per capire molte esperienze artistiche del nostro tempo. Ad essa si può fare riferimento anche per valutare i dipinti di una giovane artista calabrese, Rita Alleruzzo, proposta dalla galleria L'Ariete (via Marsili 7). Le sue opere suggeriscono infatti un tentativo di lettura basato sulla sensazione di perdita di una naturale armonia tra l'uomo e la realtà oggettiva. Si nota innanzi tutto la presenza costante nelle sue tele di una finestra aperta, inquadrata da un punto di vista interno; al di là di questo diaframma, limite che separa il luogo di privata abitazione dal mondo, tutto appare contradditorio. Si distinguono ancora, come relitti di una dispersa bellezza paesistica, verdi di vegetazioni mediterranee, azzurri elettrici di notturni, biancori di case; ma la loro coerenza, che sarebbe esprimibile attraverso una resa prospettica di tipo rinascimentale o naturalistica, è completamente negata. L'atteggiamento della Alleruzzo è ancora più preciso: ciò che si trova all'esterno si riversa all'interno, invadendo lo spazio ombroso della stanza con una energia travolgente. Ma la separazione viene cosi cancellata da un'avanzata quasi rovinosa di una massa di confuse parvenze. Il linguaggio di queste immagini è giustamente disarmonico: a tratti post-cubista, a tratti quasi futurista, oppure geometrico o completamente astratto. L'incanto promesso dai titoli "Finestra a mare" "Notturno sullo stretto..viene del tutto disatteso. Il discorso di Rita Alleruzzo è lucido e disincantato, come appare evidente nella serie di opere più astratte, dove le superfici sono interamente ricoperte di brevi e metodiche pennellate multicolori, che accendono una sorta di granulosità variegata, che rimanda alla formazione elettronica delle immagini e costituisce un chiaro riferimento ai problemi della comunicazione e della dissoluzione dei messaggi. 

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